S. E. Natale Mosconi

NATALE MOSCONI, ARCIVESCOVO DI FERRO

di Mons. Carlo Pedretti

“Pulcino biondo” nasce il 26 dicembre 1904, a Soresina, figlio di un ferroviere casellante, sulla linea Cremona – Treviglio, e di una casalinga, mamma di una decina di figli. Alunno nel 1917 del seminario di Cremona, è poi studente nel 1927 dell’Università Cattolica di Milano. Laurea in filosofia e lettere moderne. Ha un modello: San Carlo Borromeo. Inizia a scrivere e a insegnare: ricerche storiche e letterarie, biografie diplomatiche, profili di vescovi del suo tempo -Giovanni Cazzani e Paolo Rota-. Vicario a Sant’Imerio in città, assistente degli universitari (fucini) e dei laureati, direttore ardimentoso del settimanale diocesano La vita cattolica, è un convinto antifascista. Il gerarca della città lo tiene d’occhio come un pericoloso avversario. Quando il vescovo lo nomina a Sant’Abbondio ha soli trentaquattro anni: è il parroco più giovane della città. Per dodici anni è pastore a tempo pieno. Nel 1951 è eletto vescovo di Comacchio, la diocesi più povera d’Italia. Incomincia la sua missione con una prova terribile: l’alluvione autunnale. Un episcopato breve, solo tre anni, ma attivissimo: nuovo seminario minore, nuove parrocchie, nuove chiese, nuova catechesi, nuova carità. Il 4 agosto 1954, Anno Mariano, è nominato da Pio XII arcivescovo a Ferrara. Alla croce di San Cassiano succede quella estense, ma lo stile non cambia. Primo impegno il nuovo seminario; secondo, la nuova azione cattolica diocesana. L’impegno è quello di sempre:” Custodire, difendere, evangelizzare la verità”. La comunità rossa ferrarese è allarmata. L’arcivescovo di ferro accoglie il Concilio Ecumenico voluto dall’amico Giovanni XXIII come un dono. Vi partecipa assiduamente, lo comunica ai suoi ferraresi con due opere fondamentali, prima con Vigilia Conciliare, poi con Sermoni Conciliari. Sceglie la festa patronale, San Giorgio cavaliere e martire, per la rinuncia alle sue Chiese, Ferrara e Comacchio, in coincidenza con il quarantanovesimo di ordinazione presbiteriale e il venticinquesimo di consacrazione episcopale:” Vi lascio perché vi amo”. Paolo VI gli scrive:” Sappiamo che tu durante questi venticinque anni hai operato con molteplici iniziative, per il bene dei greggi a te affidati”. Lascia il palazzo arcivescovile per ridursi nel piccolo appartamento familiare di “Betlem per chi soffre” preparato per gli anziani soli della città e della diocesi. Gli sono angeli di conforto due sorelle, nel ricordo della mamma, e il segretario mons. Guido Rossi. Muore pianto da tutti il 27 settembre 1988. La salma riposa nella terra natale, il cimitero di Soresina.