Rosetta e Giovanni Gheddo

rosettagiovannigheddodi Piero Gheddo

Due anni fa ho pubblicato “Il Testamento del Capitano (San Paolo, 2002, pagg. 210) con le lettere di mio papà Giovanni alla famiglia, scritte mentre era militare in Russia durante l’ultima guerra mondiale, con il racconto della sua vita e di quella di mamma Rosetta. Un ricordo di famiglia che ha avuto un buon successo di vendita, ma soprattutto ha fatto conoscere al Popolo di Dio la santità dei miei genitori. Infatti, dopo quella pubblicazione ho ricevuto inviti per conferenze e tante lettere e telefonate di persone che si dicevano commosse da questi giovani sposi dell’Azione cattolica; parecchi aggiungevano che erano dei santi e alcuni chiedevano la Causa di Beatificazione. Sono sempre stato convinto, come i miei fratelli Francesco e Mario e tutta la nostra famiglia, della santità dei nostri genitori. Ma non osavo avanzare la proposta di beatificarli: mi pareva, come figlio, poco opportuno. Pregavo e facevo pregare per conoscere la volontà di Dio. Diverse circostanze mi hanno convinto della bontà di questa idea: ad esempio, alla Congregazione dei Santi, il sottosegretario mons. Michele Di Ruberto mi ha detto: “Questa Causa piacerebbe molto al Papa, perché si tratta di due sposi dei nostri tempi. Il Papa vuole beatificare dei laici che siano modelli attuali di vita cristiana, non solo vescovi, preti e suore”.
La spinta finale me l’hanno data le monache di clausura Redentoriste di Magliano Sabina (Rieti), che ho visitato per la prima volta l’11 gennaio di quest’anno. Mi hanno detto che, dopo aver letto il mio libro, hanno stampato al computer delle immaginette di papà e mamma (assieme, prendendo le loro foto dal libro), li pregano e ottengono grazie per loro intercessione. Mi hanno presentato una pergamena con la richiesta ufficiale di proporre la Causa di Beatificazione all’Arcivescovo di Vercelli, dal quale dipende la decisione finale. Il 19 gennaio ho scritto a mons. Enrico Masseroni e tre giorni dopo mi ha risposto per telefono dichiarandosi entusiasta della proposta. Domenica 14 marzo, don Piero Grasso, parroco del nostro paese di Tronzano (Vercelli, 3.500 abitanti), ha comunicato in tutte le Sante Messe la decisione dell’Arcivescovo di iniziare il processo diocesano per esaminare la vita di papà e mamma in vista di una loro eventuale beatificazione.
Perché questa iniziativa di carattere religioso? Papà Giovanni e mamma Rosetta sono esempi di come erano gli sposi cristiani e la vita di fede nelle campagne vercellesi 60-70 anni fa. Rosetta Franzi era nata nel 1902 a Crova (Vercelli) e aveva sposato nel 1928 Giovanni Gheddo, nato nel 1900 a Viancino (Vercelli). In famiglia ricordano che si volevano bene e desideravano avere tanti figli! Nel 1929 sono nato io, nel 1930 Francesco, nel 1931 Mario, nel 1933 la mamma ha avuto un aborto spontaneo e nel 1934 doveva partorire due gemelli. Invece è morta di parto, di polmonite e di setticemia (allora non esistevano gli antibiotici!), lei con i due gemellini, il 26 ottobre 1934.

Rosetta Franzi veniva da una bella famiglia, seconda di quattro figlie (anche sua mamma, nonna Maria, era una cristiana esemplare). Si era diplomata insegnante elementare e ha speso la sua breve vita nella famiglia, lasciando un forte ricordo di santità, che ho delineato nel libro in diversi episodi. La sorella Emma (oggi ha 91 anni) ricorda: “Era benvoluta da tutti perché era una donna di pace; non parlava mai male di nessuno e se c’era qualche pettegolezzo, lei cercava di vedere gli aspetti positivi della persona di cui si parlava. Viveva in modo appassionato l’impegno della fede e dell’Azione cattolica”. La morte di parto a 32 anni, lasciando tre bambini piccoli, commosse Tronzano e Crova. Zia Emma ricorda che nella “Messa di trigesima” (30 giorni dopo il funerale), la chiesa di Crova era piena e don Giuseppe Oglietti, parroco e suo confessore, celebrò con i paramenti bianchi dicendo: “Celebriamo la Messa non da morto, perché Rosetta è già in Paradiso; ma cantiamo la Messa degli Angeli perché lei era veramente un angelo”. Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo una “liturgia creativa” e noi preti siamo più liberi, ma nel 1934 questo era un fatto eccezionale e molto significativo.
Papà Giovanni era diplomato geometra e aveva fatto il militare negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, esercitando poi a Tronzano la sua professione. Anche lui veniva da un’ottima famiglia. Nonna Anna (seconda elementare) aveva avuto dieci figli e fece da madre a me e ai miei due fratelli; la ricordiamo ancora per la sua bontà e grande fede: è lei che ci ha educati alla fede e alla preghiera! Papà era un militante d’Azione cattolica: uomo saggio e buono, in paese era chiamato per portare la pace in famiglie divise o quando c’erano liti e dissensi. Di lui ricordiamo diversi episodi riportati nel volume citato. Nella nostra famiglia, dopo la morte della mamma ricomposta con papà, nonna Anna, zia Gina e zia Adelaide, insegnante elementare che ha preso il posto del papà quando nel 1941 è partito per la Russia, si pregava assieme, c’era una bella unità fra i numerosi parenti e tanti buoni esempi che noi piccoli abbiamo ricevuto e che ancora ricordiamo con commozione.
Papà Giovanni è poi andato in guerra, mentre come padre vedovo di tre minorenni avrebbe dovuto esserne dispensato: quando è partito, a Tronzano e a Vercelli si diceva che era una punizione per la sua militanza nell’Azione cattolica (aveva avuto fastidi nel 1931) e per non aver mai voluto iscriversi al Partito Fascista, a quel tempo atto obbligatorio per uno in vista come lui: fra l’altro, a Tronzano dirigeva la sezione del “Distretto irriguo Ovest Sesia” (il fiume Sesia) per la distribuzione delle acque del Canale Cavour nelle risaie. Papà non avrebbe voluto che noi bambini portassimo la divisa di Balilla e partecipassimo alle manifestazioni del Partito nella scuola. Ma zia Adelaide, insegnante e direttrice didattica nelle elementari di Tronzano, la ebbe vinta dicendo che non poteva pretendere da noi bambini un atto di eroismo! Dalla Russia papà ha scritto delle lettere che testimoniano la sua fede e santità di vita. Noi tre figli ricordiamo il suo amore alla preghiera e alla Chiesa, la generosità verso il prossimo, le raccomandazioni che ci faceva anche per lettera dall’URSS, le testimonianze di autentico spirito evangelico che ci ha dato nella sua breve vita.
Come si vede, i miei genitori non hanno fatto nulla di straordinario. La Causa di Beatificazione richiama a tutti proprio questo: la santità è vivere con fede ed amore la vita quotidiana nel posto in cui Dio ci ha messo, con tutte le sofferenze e prove che Dio ci manda. Ritengo che mamma Rosetta e papà Giovanni possano rappresentare bene le virtù di molti genitori e nonni del recente passato, che spesso gli anziani di oggi ricordano ai più giovani: preghiera in famiglia e frequenza alla chiesa, spirito di sacrificio e senso del dovere, onestà nel lavoro, solidarietà concreta verso i bisognosi, donazione totale della vita ai doveri familiari, ecc.
La Causa di Beatificazione non ha nessun scopo di gloria umana; ma richiama tutti a rinverdire e tramandare una tradizione cristiana molto bella, che Tronzano ha sempre avuto: ricordiamo e preghiamo un nostro parroco del settecento, il Servo di Dio don Giacomo Abbondo, e altri parroci più recenti. L’inizio di questo movimento di preghiera per la Beatificazione di mamma Rosetta e di papà Giovanni può aiutare nella nuova evangelizzazione del nostro popolo; il processo informativo diocesano, interrogando le persone anziane che hanno conosciuto papà e mamma, potrà ricavare altre testimonianze sulla loro santità e vita cristiana. Ma il fatto stesso che appartenevano all’Azione cattolica può già stimolare i membri di questa gloriosa associazione a ricuperare lo spirito di fede e di santità che ha formato in passato tanti autentici cristiani.

Il mio indirizzo, se qualcuno vuole scrivermi: P. Piero Gheddo – P.I.M.E. – Via Monterosa, 81 – 20149 Milano – tel. 02.43.82.01.
L’indirizzo di Roma (sono un mese a Milano e uno a Roma, ma scrivetemi pure a Milano dove ho la segretaria, suor Franca Nava, che manda subito tutto a Roma): P. Piero Gheddo – P.I.M.E. – Via Guerrazzi, 11 – 00152 Roma – Tel. 06.58.39.151.