di S.E. Mons. Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale
*La prima parte di questo profilo è stato letta davanti al papa poco prima
che egli proclamasse beata Pina Suriano. Il paragrafo sui tratti di spiritualità
della nuova beata, invece, è tratto dall’Omelia della Messa di ringraziamento a
Monreale, il 10 settembre 2003.
Nella luminosa schiera dei giovani e delle giovani che in Sicilia,
particolarmente a partire dagli anni immediatamente seguenti la prima guerra
mondiale, promossero e animarono i rami giovanili dell’Azione Cattolica,
testimoniandone con generosità l’impegno ecclesiale e civile, spicca la figura
della venerabile Pina Suriano, che la Santità Vostra iscrive oggi nell’albo dei
Beati.
Nata a Partitico, grosso centro abitato della arcidiocesi di Monreale nella
provincia di Palermo, nel 1915 trovò il primo sostegno del cammino della vita
cristiana nell’esempio dei genitori, nella frequentazione della parrocchia e
nella guida delle suore dell’asilo del locale Collegio di Maria,
nell’insegnamento ricevuto dalla sua maestra della scuola elementare e, più
complessivamente, nell’ambiente cittadino che viveva una sua tradizione
cristiana. Di questa iniziale formazione conservò la devozione alla Madonna del
Ponte, al cui santuario, fuori l’abitato di Partitico, usò andare annualmente in
pellegrinaggio, come la gran partre dei suoi concittadini. E conservò anche
l’amore alla musica appresa alla scuola delle suore collegane. Fu poi per anni
organista della parrocchia.
Entrata giovanissima nelle fila dell’Azione cattolica nella
parrocchia della chiesa madre, allora unica parrocchia della città, collaborò
per impiantare l’Associazione nella nuova parrocchia del Rosario, eretta a metà
degli anni ’30, e ne divenne nel 1938 delegata e l’anno seguente Presidente
della Gioventù femminile di Azione Cattolica. Nella parrocchia esercitò con
passione il compito di catechista e prestò la sua intelligente collaborazione in
iniziative caritative ed educative, tra le quali una scuola di cucito per
ragazze, in cui mise a frutto le capacità acquisite nell’esercizio della sua
professione di sarta.
Nel clima intenso d’amicizia e di reciproco sostegno tra le giovani dell’Azione
Cattolica alimentò il suo slancio d’amore sempre più totale al Signore Gesù,
unico suo bene. Maturò gradualmente una generosa volontà di consegnarsi a Dio
come un’offerta vivente assieme al suo sposo Gesù, includendo nell’offerta anche
il desiderio, rivelatosi impossibile ad attuarsi, di essere accolta in un
Istituto di Vita Consacrata. Portò nella sua preghiera di intercessione tutto il
suo mondo e tutta la Chiesa, a partire dai sacerdoti. Fu dispensatrice di gioia
anche nella sofferenza fisica e sull’esempio della Madre del Signore cantò la
misericordia di Colui che anche nella sua vita aveva operato grandi cose.
Consumata dall’amore, il 19 maggio dell’Anno Santo 1950, mentre si
preparava a recarsi in Chiesa per l’incontro quotidiano col suo Sposo divino, fu
da Lui introdotta nell’eterna festa degli amici di Dio e resa partecipe per
sempre della luce di Santi.
La Santità Vostra ne riconobbe l’eroicità delle virtù il 18 febbraio 1989.
Loreto, 5 settembre 2004.
Tre tratti della personalità spirituale di Pina Suriano.
Il primo tratto è certamente il suo amore appassionato al Signore Gesù.
Sperimentò un legame diretto e, direi, frontale col Signore. Si rapportò a Lui
con una semplicità e un’immediatezza che stupiscono. Gli parlava con una
confidenza totale. Sentiva vivissima la Sua presenza. Non sapeva stare senza la
comunione quotidiana. Appena poteva, correva ai piedi del tabernacolo. Per lei
Gesù fu lo sposo divino amato fino alla follia, l’amico fedele, il confidente
unico. Il suo diario e i suoi appunti su piccoli pezzetti di carta testimoniano
ancora oggi la crescente passione d’amore di questa modestissima ragazza di
paese per il Cristo. Ad appena 18 anni, il 21 novembre del 1933, scriveva nel
suo diario:”La tua presenza mi solleva al di sopra di ogni cosa, il mio amore
per te aumenta sempre, sempre, sempre. Come questo giorno vorrei passare tutti
gli altri della mia vita, voglio amarti soffrendo, voglio soffrire cantando”. E
infatti sperimentò la sofferenza: quella legata alle prove purificatrici di un
cammino di interiore spogliamento per una donazione sempre più radicale di sé
stessa a Dio, ma anche quella causata da una salute malferma, specialmente negli
ultimi anni della sua vita, e dalle difficoltà che incontrò nella realizzazione
del suo desiderio di darsi al suo sposo Gesù nella consacrazione dapprima in un
cenacolo intitolato al Santo Cuore –una sorta di Istituto secolare- e, poi,
quando quel sogno che coltivava con alcune amiche del paese si dissolse
definitivamente, in un qualche convento o Istituto religioso. Con semplicità
scrisse di essere “contenta di soffrire per amore”. Ella sentiva di non poter
rispondere all’amore del Suo Signore che con il medesimo metro: un interezza di
donazione che comprendeva l’offerta della vita stessa, cioè fino alla morte. IL
Figlio di Dio era morto sulla croce per lei, e lei rispondeva dandogli la Sua
vita. Più precisamente: unendo la sua vita all’offerta che il Cristo fa di se
stesso al Padre per la salvezza del mondo nel sacrificio della croce, reso
presente e attuale in ogni celebrazione eucaristica. Era infatti la quotidiana
partecipazione all’Eucarestia che plasmava giorno dopo giorno i sentimenti di
Pina e sempre più esistenzialmente la faceva aderire all’offerta di
Gesù-ostia-sulla croce. Ha notato finemente don Antonino Raspanti che c’è negli
scritti della beata Suriano degli ultimi anni ’40 una sorta di passaggio da
Gesù-ostia a Pina-ostia, dalla concentrazione su Gesù vittima per gli uomini
alla consapevolezza della stessa Suriano di doversi offrire insieme a Gesù.
Mentre prima, attingendo alla letteratura spirituale del tempo, Ella insisteva
sull’unità di tre amori: l’amre dell’Eucarestia, l’amore della Croce e l’amore
delle anime, poi scrisse semplicemente di sé stessa come di un’ostia in un
sentimento assorbente di immedesimazione vittimale al Cristo. Era davvero
compiuto il percorso di unione al Suo Sposo e di lì a poco la mattina del 19
maggio 1950 (…) morì.
Con questo suo evidentissimo rapporto personale con il Signore, la beata Pina
Suriano ci dice che il cristianesimo non è propriamente una dottrina spirituale,
per quanto profonda, e non è neanche semplicemente un insegnamento morale, per
quanto alto, ma è una persona con cui incontrarsi e da amare, è Cristo Signore.
Tutto il resto –l’impegno morale, l’operosità apostolica, il servizio al
prossimo- viene di conseguenza. Lei che ebbe la fortuna e la gioia di vivere un
così straordinario rapporto d’amore con il Signore –che ora continua
nell’Eternità- ci ottenga dallo stesso Signore di crescere nella nostra fede e
di sperimentare anche noi almeno un po’ del suo amore.
Il secondo tratto della Sua spiritualità è il rapporto sereno e gioioso che
seppe avere con tutti e, particolarmente, con le amiche della Parrocchia. Pina
Suriano non fu una solitaria nella sua avventura cristiana. Non andò al Signore
da sola, non lo incontrò facendo a meno degli altri. Si fece aiutare dagli altri
e cercò di aiutare gli altri. Si va al Signore in compagnia, lo si incontra
nella Chiesa, si vive il rapporto con Lui nella celebrazione dell’Eucarestia. Si
cammina con la Fede col sostegno degli amici del Signore. Desiderò ardentemente
che si formasse veramente quel cenacolo del Santo Cuore che avrebbe reso più
stabile, col riconoscimento ecclesiastico, il legame tra le aderenti, le
“sorelline”, come ella chiamava nelle sue lettere queste sue amiche del cuore
che riconoscevano la loro guida nella “mammina” Maria Addano, insegnante di
lettere e poi Preside di Liceo. Insomma, la beata non disdegnava ed anzi
ricercava la compagnia della fede, l’amiciza cristiana, il sostegno di chi lei
riteneva più avanti nella conoscenza del Signore. Ed anche nnell’Azione
Cattolica visse il camminare insieme, il sostenersi vicendevolmente,
l’attenzione a far tesoro dell’aporto di ciascuno come un tratto fondamentale
della sua esperienza credente.
Anche in questo suo camminare sempre in compagnia la nuova beata ci da un
insegnamento di straordinario valore per noi tutti ancora oggi. Ho appena finito
di consegnare al Clero e ai fedeli della nostra diocesi una lettera pastorale in
cui, riprendendo una linea di riflessione dell’Episcopato italiano in una
recente nota pastorale sulla parrocchia, scrivo di pastorale “integrata” e
“integrale” e dell’esigenza di superare ogni spirito di auto-sufficienza delle
singole persone, delle singole parrocchie e delle singole aggregazioni laicali
nella nostra chiesa diocesana per riuscire a sostenersi vicendevolmente, anche
con iniziative comuni. La beata Suriano ci aiuti con la sua intercessione in
questa nostra attuale ricerca di forme di reciproco aiuto e di leale e generoso
camminare insieme.
Il terzo tratto della spiritualità di Pina Suriano, che può esserci di lezione,
mi sembra, infine, la sua straordinaria capacità di sopportazione delle
tensioni, dei contrasti e delle contraddizioni in cui si trovò immersa nel
piccolo ambiente in cui la Provvidenza la pose a vivere. Dovette subire
l’opposizione dei genitori, specialmente della madre, al suo desiderio di farsi
suora, e prima ancora, a una partecipazione regolarmente assidua alla vita
dell’Azione Cattolica. Avvertì forte il dolore per la travagliata vicenda che
sconvolse la comunità ecclesiale di Partitico per l’allontanamento dal suo
Ufficio dell’Ariciprete del tempo, che era anche il suo direttore spirituale. Si
sentì particolarmente ferita nell’animo per l’abbandono del ministero da parte
di un altro sacerdote. Trepidava per la salvezza eterna delle persone che
conosceva, cominciando dai suoi genitori. Nella sua finissima sensibilità di
tutto risentiva di ogni distanza del suo ambiente dal Signore Gesù e dal Suo
Vangelo. Soffriva immensamente. Eppure non fu travolta dall’angustia psicologica
e dalla pochezza intellettuale e talvolta anche morale del suo ambiente, che
comportò inevitabilmente un’incomprensione del suo singolare percorso spirituale
ed anche, in taluni casi, un’insofferenza per le sue parole e per il suo modo di
porsi. Non si ritrasse sdegnata o impaurita in un suo guscio interiore. Visse
intensamente e coraggiosamente “dentro” il suo mondo, facendosene carico nella
preghiera e non esitando a fare la sua parte per contribuire ad elevarlo con
l’intessere costruttivi rapporti di amicizia e di pace con tutti e con il
prendere parte, spesso con funzioni di guida, alle iniziative formative ed
assistenziali delle Associazioni cui appartenne, in primo luogo l’Azione
Cattolica. Il suo straordinario amore al Signore la portò a vivere ed agire nel
suo ambiente come avrebbe fatto lo stesso Gesù, a guardare il suo mondo con lo
sguardo di Dio, cioè con misericordia e pazienza. Ci ottenga dal Signore la
nuova beata di vivere anche noi, con fedele impegno cristiano, la nostra parte
nell’ambiente in cui Dio ci ha posto senza alcun risentito elitarismo ma con
umile operosità e cordiale pazienza.
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