EUROSIA FABRIS in BARBAN
madre di famiglia,
terziaria francescana.
Il 22 giugno, nella sala Clementina dei palazzi vaticani, alla presenza di ss. il papa Giovanni Paolo II, riceveva il riconoscimento ufficiale un miracolo ottenuto grazie all’intercessione della venerabile Eurosia Fabris in Barban.
1.- Un programma di vita.
Eurosia era nata il 27 settembre 1866 in Quinto Vicentino, un Comune a una diecina di chilometri da Vicenza.
In famiglia tutti la chiamavano Rosina. Un focolare domestico il suo, basato sui principi cristiani che rendevano i membri della famiglia sereni e, come i loro genitori, amanti del lavoro. La preghiera, specie la recita serale del rosario, riuniva tutta la famiglia. Rosina, cresciuta in quel clima, si era proposta come programma di vita fare la volontà di Dio.
In un tempo in cui l’analfabetismo femminile era del 75.7%, Rosina aveva avuto la fortuna di frequentare le prime due classi della scuola elementare; sufficienti per imparare a leggere, scrivere e fare i conti. La lettura fu la sua passione.
La volontà di Dio costituiva l’oggetto della sua perenne ricerca, attraverso la lettura, la riflessione, la preghiera e il consiglio.
Arrivata all’età di 15/16 anni si domandava con insistenza quale fosse il piano di Dio su di lei.
In una casa del vicinato si era consumata una disgrazia: una giovane sposa moriva di un male inesorabile, lasciando il vedovo Carlo Barban di 23 anni e due figliolette di 20 e 4 mesi. Assieme a loro vivevano il padre di Carlo, Angelo, anziano e ammalato, il fratello ancora minorenne, Benetto. Fu chiesto alla giovane Rosina di 19 anni di accudire la casa come domestica, impegno che accettò ben volentieri. Tutte le sue cure erano centrate sulle due bambine, bisognose di affetto e di una mamma che se ne prendesse veramente cura di loro; più tardi, confidò a uno dei suoi fratelli: Il Signore stesso mi ha messo su questa strada, ed io mi sono lasciata condurre da Lui. Io mi sono sposata proprio per sacrificarmi! Ho sposato il vedovo Carlo per pietà delle sue tenere figliole; per poter allevare queste piccole orfane. L’ho fatto proprio per amor loro, perché era la Volontà di Dio. Io sapevo fare la sarta e quindi avrei preparato loro dei graziosi vestitini. Così avrei fatto ad esse da mamma e sarebbero cresciute bene, perché m’ero proposto d’educarle per il Signore, come intendevo io.
Il vedovo Carlo pensò che il modo migliore per riempire il vuoto lasciato dalla defunta moglie era di sposare Rosina. Alla proposta, essa chiese tempo per pregare e consigliarsi; ascoltato il parere dei genitori e del confessore, mossa da tenerezza verso le due bambine, accettò, vedendo nell’insieme delle cose la manifestazione della volontà divina. Il matrimonio venne celebrato il 5 maggio 1886 nella loro chiesa parrocchiale di Marola, frazione di Torri di Quartesolo (Vicenza).
2.- Terziaria francescana.
Nel 1916 venne fondata una comunità di terziari francescani nella parrocchia di Marola. Eurosia Fabris fu tra le prime a iscriversi, seguita dal figlio Sante Luigi Barban. La comunità era curata spiritualmente dai frati Minori del vicino convento di S. Lucia in Vicenza.
La spiritualità francescana arricchì di molto i principi guida della vita di Eurosia.
Sempre puntuale alle riunioni della fraternità, non mancava mai. Le sue figlie attestano che fu sempre fedele alla recita dei dodici pater – ave – gloria.
I principi della spiritualità francescana penetrarono nella mente di Rosa, traducendosi poi in testimonianza.
Eurosia non parlava molto, anzi metteva in guardia dal pericolo della lingua sfrenata invitando alla cautela. Quando in una conversazione si passava alla mormorazione, cercava mille scusanti: Chi sa se sarà vero… E se succedesse a noi? Per evitare errori suggeriva: Prima si parla con Dio e poi si risponde agli uomini.
Sapeva quando doveva parlare e quando tacere; se vedeva che le sue parole riuscivano vane, faceva silenzio, così la pace non era rotta, purché non si trattasse dell’onore di Dio e del bene delle anime.
Il vangelo era la base della sua vita, ispirava i suoi comportamenti.
3.- La povertà evangelica.
La visione francescana parte dalla povertà intesa come liberazione/libertà. S. Francesco insegnava che bisogna essere poveri perché Gesù fu povero; è un problema d’imitazione del nostro Redentore, non una scelta di convenienza.
Entrando nella famiglia Barban, Eurosia sapeva che non andava “a far la signora”, e neanche lo desiderava; il marito possedeva dei buoni campi, produttivi, ma il padre Angelo si era lasciato imbrogliare lasciando al figlio Carlo una situazione debitoria.
Rosa aveva capito il valore della povertà: Mi pare che se fossi ricca non sarei contenta come sono adesso; anche Gesù è stato povero, ed era il Padrone del mondo… io non desidero altro che l’amore del Signore. La casa era povera ma pulita, in ordine: Amava che nella nostra casa risplendessero la pulizia e la povertà. Coloro che frequentavano casa Barban percepivano che si trattava di una povertà dignitosa, motivata dalla semplicità e sobrietà, che Rosa manifestava anche nel vestire.
S. Francesco predicava una povertà che coinvolgesse tutta la persona, la povertà esteriore e interiore fondata sulla fiducia nella divina provvidenza.
In tempi di forte crisi economica e sociale, Rosa confidò sempre nell’aiuto divino.
Nel 1917 morì una sua nipote, Sabina, rimasta sola a casa con i figli, dopo che il marito era stato chiamato alle armi. Nessuno dei parenti voleva assumersi la responsabilità dei tre orfani. Rosa, in pieno accordo col marito Carlo, non esitò un istante, li prese con sé e fece loro da mamma. Al marito che domandò Come facciamo?, Rosa rispose: Niente paura, Carlo, abbiamo fede nel Signore; non sa egli che ci siamo al mondo? Coraggio Carlo, pensiamo che il Signore ci vede, ci ama; penserà lui a cavarci d’impiccio; ci soccorrerà di certo, almeno per i nostri bambini, egli che ama tanto l’innocenza.
Rosa era molto generosa, tanto che una volta il marito fece osservre: «Tu, Rosa, dai via tutto e tu muori di fame per gli altri». Ma la mamma pronta, rispose: «Vedrete che non moriremo di fame, no; il Signore ci aiuterà». Altre volte ripeteva: «Tu daresti via anche i denti che hai in bocca…» E mamma diceva: «Vedrete che non ci mancherà niente, e non moriremo di fame; il Signore ci aiuterà».
4.- Fedeltà alla Chiesa.
Ringraziava Dio di averla fatta nascere cristiana, in un paese di cristiani e di appartenere alla Chiesa cattolica.
I tempi in cui visse s. Francesco, la gerarchia della Chiesa era contestata; la dissolutezza dei costumi provocava critiche, indifferenza religiosa e il sorgere di movimenti eretici. Nonostante tutto, s. Francesco invitava all’obbedienza, a vedere nel papa, nei vescovi e nei sacerdoti il loro carisma, indipendentemente dal loro comportamento.
I tempi in cui visse Eurosia si caratterizzarono per la questione romana: i rapporti tra lo Stato italiano e la gerarchia cattolica erano difficili e delicati. Succedeva che politici, giornalisti o intellettuali uscissero con espressioni offensive verso il papa. Mamma Rosa reagiva in difesa del papa: Non sapete che il papa è il vicario di Gesù, guai a chi tocca il papa, tocca Dio e sarà castigato. E’ il vicario di Gesù Cristo, è nostro Signore in terra, è il Padre delle nostre anime. Chi ama il papa, ama Dio; quindi bisogna amarlo, rispettarlo, obbedirgli e pregare tanto per lui.
Nonostante i nostri peccati la Chiesa deve essere amata, la Chiesa siamo noi, se vogliamo una Chiesa santa bisogna partire dalla nostra testimonianza, e fu ciò che mamma Rosa fece. Disprezzò la vanità e le ricchezze del mondo; era sempre contenta del suo stato, non si lagnava delle strettezze della vita; e si che allora noi si stentava molto a vivere! Ma la mamma era sempre contenta ed eccitava alla fiducia in Dio anche il papà Carlo, diceva: «Coraggio, Carlo, vedrete che il Signore ci aiuterà». Il suo apostolato si esercitò specialmente in famiglia; inculcò l’esercizio della presenza di Dio, e della preghiera.
La famiglia fu il luogo della sua missione, vissuta come sposa e madre. La vita di Rosa Barban fu tutta spesa per Iddio e per la sua famiglia. Non conosceva ostacoli per fare il bene; per la gloria di Dio sacrificava tutta la sua vita, compiendo perfettamente il suo dovere di sposa e di madre; sempre, senza stancarsi mai, senza mai lagnarsi. E per la gloria di Dio e la salvezza delle anime non temeva fatiche e disagi (il suo parroco).
5.- La carità di mamma Rosa.
Rosa esercitò una carità spicciola.
Il suo matrimonio fu considerato da tutti uno squisito gesto di carità. Accettò le due bambine, Chiara Angela ed Italia, figlie del primo matrimonio del marito, come proprie. I primi due figli suoi morirono in tenera età; i due che seguirono scelsero la vita sacerdotale, don Giuseppe e don Secondo Barban; il terzo, Angelo Matteo, entrò nel seminario dei frati Minori, divenne p. Bernardino Barban ofm. Chiara Angela scelse di entrare presso le Suore della Misericordia di Verona.
Non potendo pagare la rata del seminario, Giuseppe e Secondo frequentarono il ginnasio in seminario da esterni. Ogni giorno mamma Rosa si svegliava presto, preparava la colazione ai due figli che poi percorrevano a piedi la distanza da Marola a Vicenza per frequentare il ginnasio. Non marinarono mai la scuola. Poi mamma Rosa assisteva alla messa, preparava la colazione degli altri che nel frattempo si erano svegliati; il resto della giornata lo dedicava al lavoro di sarta fino a tarda sera. Così contribuiva al bilancio familiare.
Che il secondo figlio volesse entrare in seminario, non dispiaceva, tutt’altro, sembrava nato per l’altare, si diceva, ma che entrasse anche il primo, Carlo Barban non era contento, Quando venne a saperlo disse: Non se ne parli neppure! La vanga, il rastrello, altro che studiare!… Essendo il maggiore doveva aiutare a far quadrare il bilancio familiare. Ma la fede nella divina provvidenza di mamma Rosa prevalse.
Degli altri figli di mamma Rosa, sei scelsero il matrimonio, uno morì seminarista e l’altro si fece religioso francescano con il nome di fr. Giorgio. A tutti mamma Rosa insegnò a cercare la volontà di Dio, seguirla a tutti i costi se volevano salvarsi l’anima.
Mamma Rosa visse i primi tre decenni del novecento, caratterizzati da forte crisi economica, emigrazioni, povertà, la guerra del 1915-1918 con le sue conseguenze. I soldi erano scarsi, le famiglie bisognose molte. Non esisteva la previdenza sociale. Mamma Rosa faceva quello che poteva: se non aveva i soldi aveva i prodotti dell’orto e del pollaio.
C’era qualche sposa a cui mancava il latte per il bambino? Ebbene, si diceva, andiamo dalla Rosa: lo allatterà di certo! – Sicché aveva non uno, ma due, e certe volte tre bambini… E così tutte le volte che il Signore le diede figlioli, e per mesi e anni interi. Di tanto sacrificio non accettò mai nulla, anzi, di nascosto, quando poteva, portava essa stessa latte, uova, minestra, alle povere spose… Dalle sue risorse, piccole, faceva parte coi poveri, sempre di nascosto col marito. Mi raccontarono le stesse famiglie beneficate quante volte la Rosa, di nascosto, portava loro pane, vino, brodo, lardo, ecc.; e questo se lo levava dalla bocca. Sentiva nel suo cuore una compassione immensa per tutti, e a tutti dava quanto poteva. La sua vita fu una vera missione di santità. Aveva il marito che non era tanto paziente. Ma Rosa lo seppe vincere sempre con la bontà. Mai una volta ho sentito dire che abbia mormorato contro il prossimo (un’amica di famiglia).
Persuadeva il marito ad alloggiare i pellegrini, i pastori; sicché casa Barban era il ritrovo sicuro e gradito di quanti erano di passaggio, ed ogni sera c’era gente che dormiva nel fienile o nella stalla. E a questi Rosina dava con l’alloggio anche la cena. Una volta nel fienile nacque un bambino; Rosa si prestò con carità nell’assistenza della madre; preparò brodo, latte. Rimase quella famiglia in casa Barban per tre giorni; Carlo fece da padrino al piccolo e poi partirono tutti contenti ringraziando tanto la bontà e la carità dei coniugi Barban.
6.- La santità, un dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa.
Nell’economia trinitaria, il Padre è il creatore, il Figlio il redentore, lo Spirito Santo il santificatore.
Lo Spirito Santo attua la redenzione nel cuore dei fedeli, li giustifica, li santifica.
Il santo, nella Chiesa cattolica, è colui che si lascia guidare dallo Spirito, corrisponde alla sua chiamata. Lo Spirito ne plasma l’anima e, quando vuole dare un messaggio alla sua Chiesa, lo presenta come esempio agli altri. Questo è il senso della beatificazione/canonizzazione nella Chiesa cattolica.
Ogni santo è un segno, un messaggio per tutta la Chiesa.
Eurosia Fabris in Barban rappresenta una santità semplice, diciamo “casalinga”. Una sposa e mamma che si lasciò santificare dallo Spirito Santo. Il suo esempio è alla portata di tutti.
Due testimonianze significative, tra le molte. Il suo parroco don Stefano Baschirotto: La vita di Rosa Barban fu tutta spesa per Iddio e per la sua famiglia. Una sua allieva nella scuola di cucito: Viveva di fede attiva ed operosa: era veramente straordinaria, sia pure nella sua vita ordinaria di famiglia.
Questa è la santità che ora lo Spirito Santo propone alla sua Chiesa richiamando alcuni valori evangelici sempre predicati dalla Chiesa: quelli della famiglia.
Fra Claudio Bratti ofm
p. Fabio Longo ofm
Vice Postulatore delle CCSS
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